Strumenti Operativi per CTU. Manuale

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Strumenti operativi per CTU e Periti in ambito psicoforense

Linee guida, approfondimenti e prassi vigenti. Edizioni Maggioli (Manuale e CD ROM).

Simona Leone, Rosa Di Benedetto , Claudio Bencivenga

 

Dall’  INTRODUZIONE del Manuale “Strumenti Operativi per CTU”

Il presente lavoro “Strumenti Operativi per CTU” consta di un manuale più un CD ROM ed è rivolto a tutti quei professionisti che a diverso titolo e livello sono chiamati a occuparsi delle CTU e delle perizie in ambito psicoforense.

Nel CD, attraverso una procedura “snella e immediata”, si possono trovare le principalinormative, protocolli, convenzioni, linee guida, prassi codificate, utili a orientare nel lavoro CTU, Periti, CTP (ma anche avvocati e altri addetti ai lavori).

La finalità è stata di creare uno strumento di facile utilizzo, pratico e soprattutto utile per orientarsi negli ormai moltissimi documenti – a volte poco conosciuti – o di non semplice reperimento, che si è voluto sistematizzare e “ordinare”: sono divisi in internazionali, nazionali, regionali.

Una cartina dell’Italia suddivisa per Regioni facilita chi volesse conoscere quali sono i documenti di indirizzo emanati da un singolo Tribunale o dal proprio Ordine di appartenenza regionale. Vengono riportati per esteso e per ognuno è affiancato un breve abstract così che il lettore possa agevolmente essere indirizzato nel trovare ciò che in quel momento più gli interessa.

Nel Manuale “Strumenti Operativi per CTU” sono riportati una serie di approfondimenti scritti trattati da Magistrati, avvocati e figure tecniche del settore dove sono esposti singoli argomenti che interessano l’ambito psicoforense e che in un qualche modo “ruotano” intorno alle Perizie e le CTU.

 

In apertura del manuale “Strumenti Operativi per CTU” (capitolo uno) il prof Claudio Bencivenga tratta il tema delle linee guida e dei protocolli, segnalandone la necessità di un uso “accorto” ed oculato, in modo da non recepirne acriticamente i contenuti, vale a dire vagliandone accuratamente il fondamento e calandoli volta per volta sul singolo caso e sottolineando la valenza decisiva di un’organica motivazione da parte del consulente.

Seguono tre capitoli sull’ascolto del minore: il secondo e il terzo capitolo redatti da due avvocati, l’avvocato Giovanna Ruo e l’avvocato Pompilia Rossi; il quarto dal Giudice Eugenia Serrao.
L’avv. Ruo espone una chiara panoramica della normativa internazionale e dell’excursus percorso dalla giurisprudenza del nostro paese anche alla luce del recente Decreto legislativo del 28 dicembre 2013 n. 154.
L’avvocato Rossi inquadra questa tematica specificatamente nell’ambito dei procedimenti di separazione e divorzio e delle CTU, fornendo un interessante comparazione dei Protocolli in vigore nei principali Tribunali e sottoscritti dai Consigli dell’Ordine degli Avvocati dei diversi fori; chiude il capitolo una riflessione sulle potenzialità e i nodi di criticità del ruolo ricoperto dai Servizi Sociali del territorio che costituiscono spesso un’interfaccia preziosa per i consulenti nominati dal Tribunale.

Significativa è la voce del Giudice come prima conclusione di questa tranche sull’ascolto: la dott. ssa Serrao si sofferma su alcuni concetti fondamentali ricordando come, primi fra tutti, le persone “elettive” deputate all’ascolto del minore, estendendo il concetto dell’art 147 del cod civ, dovrebbero essere proprio i genitori e che “in questa luce, la scarsa capacità di ascolto è indice di limite della capacità genitoriale ed è valido criterio di misurazione dell’idoneità di un genitore …”. Rilevante la sottolineatura, come monito a molti addetti ai lavori, della differenza dell’ascolto del minore nei procedimenti di separazione e divorzio da quelli dove questi partecipa per essere esaminato come persona testimone o testimone/vittima, come ad esempio nei procedimenti di natura penale. A tal proposito puntuale è il ribadire il concetto al minore stesso che “nonostante le sue opinioni saranno tenute nel debito conto, il tribunale potrà decidere anche in modo diverso dai desideri che egli potrà manifestare assumendosi il tribunale ogni responsabilità di tale decisione”. Chiude il capitolo la possibilità di nuovi quesiti all’ausiliario del Giudice nei procedimenti di famiglia relativamente all’ascolto degli infradodicenni: non più o non solo la redazione di un elaborato concernente le dinamiche del nucleo familiare nel suo complesso, ma anche la predisposizione di una relazione specificamente mirata a valutare la capacità di discernimento del minore ovvero ad acquisire la sua opinione o eventualmente per rilevare la sussistenza di controindicazioni all’ascolto.

Il quinto capitolo (Bencivenga, di Benedetto) propone una CTU a tutela del minore che non sia impostata soltanto in maniera valutativo/fotografica con il rischio probabile di un aumento del conflitto ma orientata anche in senso “trasformativo” – che non vuol dire psicoterapico – che, pur rispondendo puntualmente ai quesiti e fornendo un quadro valutativo delle parti e delle relazioni familiari, fornisca uno spazio, un’opportunità per “pensare”, mettere in campo letture e ipotesi alternative a quelle rigidamente precostituite dalle parti oltreché tentare (ciò è doveroso per un professionista – e quindi anche per il CTU – che debba occuparsi di minori e dei lori bisogni prioritari) di creare le condizioni affinché i vari membri di un nucleo familiare riescano a mettersi, decentrandosi, almeno per un attimo, nel punto di vista dell’altro con una possibile ricaduta in termini di “alleggerimento” del conflitto familiare.

Segue (capitolo sei) , in continuità , l’intervento della prof . ssa Silvia Mazzoni, che si sofferma sulle metodiche di osservazione delle relazioni familiari. Le CTU difatti si arricchiscono di strumenti valutativi che vanno oltre i “classici” test ed esami psicodiagnostici superando in un certo senso un’ottica diagnostica/categoriale, in grado cioè di cogliere nel “qui e ora” il cuore delle interazioni familiari proponendo strumenti flessibili per smuovere , “dinamizzare” le situazioni e che usati strategicamente dal CTU possono fungere per le parti da specchio oltreché da stimolo per mettere in campo nuove ipotesi e riflessioni.

Quasi a chiudere questa parte, l’intervento del Giudice Bianchini (cap. sette) si sofferma sui provvedimenti adottabili, quali strumenti predisposti dalla legge, a tutela del minore e della bigenitorialità a partire dalle diverse “declinazioni” dell’art 709 ter c.p.c.

In continuità, nel capitolo otto, viene approfondito dall’avvocato Giorgia Cecchini un argomento delicato. Inizialmente l’opinione prevalente, in dottrina e giurisprudenza, era restia ad ammettere che nell’ambito dei rapporti tra familiari potesse fare ingresso la responsabilità aquiliana. Successivamentesi è posto fine all’idea che la “famiglia” fosse un luogo poco garantito, all’interno del quale i familiari godono, in ragione di tale qualità, un’immunità tale da sottrarli ad ogni responsabilità risarcitoria, rendendo, nel contempo, la vittima di tali comportamenti, proprio perché «familiare», meno tutelata di altre. In particolare, la domanda di risarcimento del danno che un componente della famiglia ritenesse di aver subito ingiustamente a causa del comportamento illecito tenuto da altri familiari, viene più volte avanzata non tanto, ragionevolmente, perché mosso da un desiderio di vendetta quanto perché ci si rende conto di essere stati privati di un bene, di un diritto, di una possibilità di vita diversa, di avere cioè subito un vero e proprio danno “ingiusto”. Viene pertanto affrontata l’applicazione del concetto di danno estendendolo alle relazioni endofamiliari nello specifico ambito delle separazioni, così aprendo a nuove prospettive nel settore delle CTU.

Nel capitolo nove la prof. ssa Ritagrazia Ardone tratta il tema della mediazione familiare facendo un po’ d’ordine: quando è utile, quali sono i criteri di applicabilità , quando la si segnala in maniera inappropriata, quando può essere indicata dagli addetti ai lavori in maniera strategica e pensata.

Nel capitolo dieci il Giudice Roberto Ianniello si sofferma sulle competenze civili ed amministrative del Tribunale per i minorenni. Cosa è cambiato in seguito alla legge 219 del 2012? E quali sono i nodi e gli interrogativi aperti rispetto al passaggio di alcuni procedimenti al Tribunale Ordinario? Come si articola e si integra l’intervento dei Servizi territoriali? E infine quali sono i possibili ambiti per una CTU?

Il complesso e delicato tema dell’adozione , affrontato dal punto di vista sia del minore che dei genitori, viene trattato , nel capitolo undici, con completezza da un Giudice Onorario (Paola Re) che coniuga e integra le conoscenze giuridiche con quelle cliniche calando il lettore nella tematica con alcuni brevi flash clinici e trattando quando e in quali circostanze può fare ingresso l’ausilio di un consulente.

L’avvocato Cynthia de Conciliis (capitolo 12) ci parla della figura del curatore speciale. Il minore è protagonista attivo nei procedimenti che lo riguardano e in alcuni casi può essere rappresentato processualmente da una figura ad hoc . In un intervento di rete dove coesistono più figure, più Servizi, più `istituti´ occorre nel rispetto delle rispettive competenze conoscere tutto ciò che ruota intorno all’ambito minorile per poter implementare i propri interventi secondo modalità strategiche che possano , nell’interesse del minore, far convergere le potenzialità insite in ogni figura: assistente sociale, curatore speciale, consulente del Tribunale, Giudice, genitori, avvocati. È sempre più chiara la necessità per gli addetti ai lavori di una formazione specifica che possa integrare competenze giuridiche, conoscenze psico/pedagogiche e un saper “pensare in rete”.

Il Giudice Cecilia Angrisano nel capitolo tredici tratta lo spinoso problema del temporaneo allontanamento del minore dalla propria famiglia e dal contesto di vita originario non solo come provvedimento previsto nei procedimenti penali per un progetto ad esempio di messa alla prova o come misura cautelare, ma anche all’interno di un procedimento civile/amministrativo. Laddove il contesto di vita è diventato altamente pregiudizievole, la fase della residenzialità in una struttura di tipo comunitario può diventare un momento di “decompressione” facente parte di un progetto più ampio finalizzato alla “riparazione” di un grave disagio che necessita di uno “spazio e di un tempo” ben preciso per l’attuazione di un intervento complesso multifattoriale di presa in carico del minore e parallelamente di sostegno alla famiglia e alle relazioni intrafamigliari. Oltre alle indicazioni al trattamento, viene toccato il noto problema della carenza di risorse di strutture adeguatamente e professionalmente “attrezzate” e la loro diffusione “a macchia di leopardo”, soprattutto per quelle a maggiore valenza terapeutica, sul territorio nazionale.

I capitoli quattordici e quindici della prof ssa Chiara Scivoletto accompagnano il lettore e gli operatori, che a diverso titolo e livello si occupano o si dovranno occupare di penale minorile, a quella “forma mentis” necessaria e da tenere sullo sfondo quando si approccia e si è chiamati a intervenire sull’articolata tematica della delinquenza giovanile. Quali sono i principi ispiratori del DPR 448/88? Quale è la filosofia di fondo dei vari interventi che può porre in essere la giustizia minorile? Come perseguire l’obiettivo di procedere da un’ottica retributiva ad un’ottica riparativa e riconciliativa (pensiamo all’esempio della mediazione penale) dove il riconoscimento da parte del minore della propria responsabilità del fatto – reato, consente di agevolare la comprensione del reato nei suoi aspetti relazionali e non soltanto come astratta violazione di una norma?

Il Giudice Paola Manfredonia (capitolo sedici) prosegue la trattazione delineando gli ambiti delle perizie in ambito penale minorile , ovvero quando il Giudice preveda la necessità di richiedere un approfondimento tecnico – scientifico mirato che vada oltre la semplice acquisizione di elementi e di informazioni ex art 9 DPR 448/88, al fine di accertare (laddove ad esempio si è in presenza di particolari disturbi di pertinenza psichica) la capacità di intendere e di volere o la pericolosità sociale dell’imputato , come anche la valutazione della sua capacità processuale, soffermandosi infine sulle diverse problematiche inerenti le prassi applicative nei casi in cui sia minorenne anche la persona offesa , in particolare nei reati di violenza sessuale.

Nel capitolo diciassette viene trattato magistralmente il tema dell’ascolto del minore nel processo penale alla luce della recente ratifica della Convenzione di Lanzarote. Il Giudice Sandra Recchione propone un approfondimento articolato sul ruolo degli esperti, sulle modalità e gli scopi dell’audizione, sull’utilizzo della videoregistrazione, sui passi procedurali da compiere e da tener conto onde evitare di incorrere in prassi che possano essere invalidate, sui nodi critici aperti e che necessitano ancora di una “riflessione” da parte del legislatore.

Chiude la trattazione dedicata ai minori (capitolo diciotto) l’intervento di un clinico, la dott. ssa Patrizia Pes, sempre sul tema dell’abuso sessuale. Oltre a soffermarsi sull’istituto dell’incidente probatorio, sui quesiti finalizzati a verificare l’idoneità a rendere testimonianza e sull’attendibilità clinica del minore, interessante è la focalizzazione sulla “coppia“ Giudice/Esperto in merito alla conduzione dell’audizione protetta, aspetto poco trattato : generalmente ci si sofferma sulle modalità dell’intervista, sulle domande suggestive, tralasciando il valore di cornice simbolica costituita dalla diade preposta a condurre il colloquio.

Con il capitolo diciannove l’area penale prende come vertice di osservazione l’individuo adulto. Il Giudice Elvira Tamburelli delinea con chiarezza i concetti di responsabilità penale, di colpevolezza e imputabilità, di pericolosità sociale, di infermità mentale. A tale proposito viene commentata l’importante sentenza della Cassazione a Sezioni Unite penali del 2005: a fronte di una tendenza restrittiva , secondo un metodo nosografico tradizionale “rigido”, volta a considerare rilevanti solo le malattie mentali stricto sensu intese, e cioè le gravi psicosi acute e croniche accertate clinicamente e le insufficienze cerebrali originarie o sopravvenute di carattere organico o anatomico, si è sviluppato un orientamento che ritiene che il concetto di infermità recepito dal codice penale sia più ampio di quello di malattia e che quindi vi possono essere soggetti incapaci di intendere e volere, seppure non malati in senso stretto. In questo senso anche i disturbi di personalità possono assumere in talune circostanze (quando sconfinano nel terreno delle psicosi o quando si configura uno stato importante di destrutturazione dell’Io tale da determinare l’atto-reato ed annullare la libertà decisionale) dignità giuridica di infermità di mente.

Il dott. Pasquale Pede, esperto del Tribunale di Sorveglianza, nel ventesimo capitolo delinea come specifico ambito peritale il tema della compatibilità carceraria e il rischio suicidario, facendo cenno ad alcuni fenomeni peculiari come i tentativi di simulazione, la sindrome di Ganser e a quegli aspetti reattivi allo stato detentivo.

Gli ultimi tre capitoli trattano un ambito ancora poco noto e poco “battuto” dai professionisti che operano nel campo psicoforense.
Il prof Aureliano Pacciolla affronta magistralmente (ventunesimo capitolo) l’argomento delle perizie presso il Tribunale Ecclesiastico concernenti la dichiarazione di nullità del matrimonio cattolico.

L’avvocato Gianmarco Cesari (capitolo ventidue) tratta l’accertamento del danno psichico nella prassi peritali prendendo le distanze da un’impostazione decisamente medico legale appannaggio di una visione, superata , di malattia mentale intesa in senso organicistico e di stampo lombrosiano. Calzante a questo proposito il diretto riferimento ai criteri metodologici per la valutazione del danno biologico di natura psichica e del danno alla persona con pregiudizio esistenziale contenuti nelle linee Guida dell’Ordine degli Psicologi del Lazio.

Chiude il manuale “Strumenti Operativi per CTU” (capitolo 23) il prof. Davide Dettore con la dott. ssa Ristori e Mosconi, sulla consulenza tecnica nell’ambito di richiesta di riattribuzione chirurgica di genere, facendo chiarezza sulla normativa vigente, sui criteri valutativi da adottare e portando delle interessanti esemplificazioni.

 

Per maggiori informazioni sul manuale “Strumenti Operativi per CTU”: http://www.mailingmaggioli.it/promo/volumi/328/06648.html

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