I fenomeni dissociativi: Difesa o (Re)azione?

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I fenomeni dissociativi: Difesa o (Re)azione?

I fenomeni dissociativi o dissociazione, osservabili nella vita di tutti i giorni, emergono quando ci troviamo di fronte ad esperienze emotive forti, che travalicano la nostra capacità di reagirvi. Non vi è mai capitato di “non avere più in mente” il motivo di un litigio subito dopo aver sfogato la vostra rabbia? Vi siete mai chiesti come mai sempre più adolescenti si ritrovano imbambolati davanti ad uno schermo per ore? Oppure, quante volte ci siamo definiti “sovrappensiero” perché non abbiamo sentito il suono del telefono durante la lettura di un
libro “troppo” interessante?

 

In ambito psicologico i fenomeni dissociativi definiscono un’alterazione delle funzioni integrative della coscienza o dell’identità, che comporta una discontinuità del pensiero cosciente dovuta ad una non integrazione di esperienze solitamente associate tra di loro (Janet, 1889). Il vantaggio è quello di un iniziale distacco, come ad esempio uscire dal proprio corpo temporaneamente quando questo si trova in pericolo di vita; lo svantaggio è quando questa modalità si presenta con alta intensità e frequenza, strutturando un’azione automatica che si attiva in situazioni in cui la sopravvivenza del soggetto non è realmente a rischio.

Il distacco ci permette un iniziale sollievo, consentendoci la possibilità di agire in un secondo momento, quando (ri)troviamo le capacità di farlo.

 

Un fenomeno dissociativo lieve: l’assorbimento

Gli esempi che avete letto all’inizio, descrivono bene il concetto di assorbimento, definito in psicologia come la tendenza a coinvolgere la propria mente in situazioni di attenzione alterata e altamente focalizzata (Tellegen e Atkinson, 1974). Rientrano in questa definizione anche quei momenti in cui sogniamo ad occhi aperti, ci troviamo assorbiti da altri pensieri o fantasie, oppure durante le sessioni di meditazione, dove si riscontra una vera e propria percezione alterata del proprio stato di coscienza. Da qui derivano le tecniche moderne di mindfulness, che vengono applicate, principalmente e con successo, in tutta quella serie di disturbi che coinvolgono lo spettro ansioso (Didonna, 2012).

Provate inoltre a pensare alle espressioni “perdere la testa” e “avere la testa tra le nuvole”: solitamente, si associano ad un flusso incontrollato di emozioni, una cascata impetuosa di sensazioni che connotano le prime fasi dell’innamoramento, quella condizione in cui “non riusciamo a non pensare ad altro che..” oppure, quando i pensieri si addensano attorno a una meta precisa, restringendo la nostra realtà fino a farla coincidere con l’altra persona, come se non esistesse nulla al di là di essa.

 

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