Psicoterapia Trieste

Psicoterapia Trieste Erica Costantini

 

PSICOTERAPIA TRIESTE

Psicoterapia Trieste. Offro servizio di supporto psicologico,  psicoterapia  e consulenza in regime di libera professione presso il mio studio privato a Trieste.

 

PSICOTERAPIA TRIESTE. CONSULENZA PSICOLOGICA

Psicoterapia Trieste. Il servizio di consulenza psicologica è finalizzato a supportare l’esplorazione di nuovi percorsi per realizzare i propri obiettivi e le proprie aspirazioni, e in particolare per:

  • migliorare il benessere,
  • promuovere il cambiamento

 

PSICOTERAPIA TRIESTE

Psicoterapia Trieste. All’interno del percorso psicoterapeutico è possibile affrontare:

  • importanti cambiamenti nella vita inclusi perdite, separazioni e lutti,
  • situazioni di stress,
  • problemi di autostima,
  • difficoltà di relazione,

anche in presenza di problematiche quali:

  • Ansia
  • Attacchi di panico
  • Fobie
  • Disturbi dell’umore e depressione

 

PSICOTERAPIA TRIESTE. FORMAZIONE

Psicoterapia Trieste. Inoltre svolgo attività di formazione e conduzione di gruppi sui temi relativi a:

  • Comunicazione efficace
  • Stress, stress lavoro correlato, burnout e mobbing
  • Sviluppo di abilità relazionali e di lavoro in gruppo
  • Promozione e gestione del cambiamento
  • Psicologia dell’emergenza

 

PSICOTERAPIA TRIESTE. IL COSTRUTTIVISMO

Ho scelto l’orientamento costruttivista perché mette al centro la persona e la sua particolare costruzione del mondo: secondo il costruttivismo ognuno elabora la propria personale teoria sulla realtà, una teoria che consente di dare un senso al mondo e di anticipare eventi e comportamenti, e ognuno, proprio come uno scienziato, compie continuamente esperimenti per metterla alla prova e sottoporla a revisioni.
Come gli scienziati, infatti, noi non abbiamo un contatto diretto con la realtà, libero da interpretazioni: possiamo soltanto fare delle ipotesi su ciò che la realtà è, e poi verificare l’utilità o meno di queste ipotesi. Osserviamo il mondo attraverso lenti o schemi che noi stessi creiamo sulla base della nostra esperienza e che cerchiamo di adattare alle diverse realtà. Nonostante l’adattamento non sia sempre ottimale, senza tali schemi il mondo sarebbe indifferenziato e non sarebbe possibile trovarvi un senso, muoversi al suo interno. Utilizzare uno schema di lettura della realtà, per quanto impreciso o approssimativo, è inevitabile e implica che i comportamenti delle persone siano in relazione con il loro peculiare sguardo, punto di vista, sulla realtà stessa, e non con una presunta realtà oggettiva.
La sofferenza psicologica interviene nel momento in cui le nostre teorie sul mondo e su noi stessi non sono più efficaci per affrontare in modo soddisfacente la nostra vita. La psicoterapia può rimetterci in movimento quando la capacità di revisionare le nostre teorie subisce un arresto. Secondo George Kelly (http://www.pcp-net.org/encyclopaedia/kelly.html) lo scopo della psicoterapia costruttivista è quello di aiutare la persona a ri-costruire la propria vita senza che essa rimanga vittima del proprio passato.

 

Una persona secondo Kelly non reagisce al passato ma è estesa verso il futuro, è impegnata a verificare quanto il suo modo di dare senso al mondo le permette di anticipare il futuro stesso.

 

La parola anticipare è stata scelta deliberatamente per unire l’idea della previsione con l’idea di estendersi verso il mondo e “prenderlo a pugni” (“L’uomo Ricercatore”, Bannister e Fransella, 1986).

 

La psicoterapia può essere vista come la relazione tra due persone: il paziente nel ruolo di un ricercatore, che si pone delle domande relative alla propria vita e cerca le risposte, e il terapeuta nel ruolo del suo supervisore di ricerca. Proprio come un giovane ricercatore molto coinvolto nella materia di studio ma ancora incapace di organizzare un progetto di ricerca formulando una domanda adeguata, il paziente-ricercatore è spesso così vicino al problema da non saper distinguere la foresta dagli alberi.
E come il supervisore nella ricerca scientifica, così il terapeuta-supervisore dovrà iniziare non fornendo risposte, ma generando (e aiutando il paziente-ricercatore a generare) domande migliori a mano a mano che vengono prese in considerazioni costruzioni alternative.

 

La stessa teoria e la stessa metafora funzionano altrettanto bene per i gruppi e le organizzazioni. Anche un gruppo, o un’organizzazione, costruisce una propria teoria, un proprio sguardo, un proprio sistema di lenti per anticipare la realtà, diverso da quelli delle persone che ne fanno parte. E come nel caso di una persona, la sofferenza nei gruppi e nelle organizzazioni ha origine nella difficoltà a rivedere il proprio punto di vista per comprendere e affrontare con efficacia una realtà in continuo mutamento. L’intervento dello psicologo-formatore può aiutare l’emergere di buone domande e rimettere in moto le potenzialità di crescita del gruppo stesso, o dell’organizzazione.

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